In occasione del lancio della call 2021, abbiamo intervistato Cosimo Terlizzi, artista visivo e filmmaker già presidente di giuria nell’edizione 2019 di The Next Generation e quest’anno selezionatore per la sezione Film d’artista del festival.

Sei un collaboratore di lungo corso del The Next Short Film Generation. Come e quando avviene il vostro incontro?

CT – È avvenuto attraverso Tita Tummillo che conosce il mio lavoro da molto tempo e che spesso ho incontrato in occasione del Big – Bari International Gender film festival di cui cura la direzione artistica con Miki Gorizia. C’è una stima reciproca che riguarda la sfera professionale e umana. Anche lei è attenta nel riconoscere quelle micce dell’arte audiovisiva che ritiene folgoranti e necessarie. Per questa affinità, nel 2019 ho lavorato in giuria per The Next Short Film Generation.

Oltre ad essere un artista visivo e un regista, sei stato anche direttore artistico di un festival. Cosa ha rappresentato nel tuo percorso questa esperienza e come si conciliano queste due anime nella tua pratica?

CT – L’associazione Asolo Art Film mi propose la direzione artistica nel 2019 e 2020. Accettai con un senso di grande responsabilità. Come autore di film ho partecipato negli anni a centinaia di concorsi festivalieri e più volte mi sono trovato a essere in giuria o come selezionatore. Quand’ero più giovane ho lavorato come capo maschera per Biografilm e Future FF, per alcuni anni ho anche aperto il sipario del Teatro Comunale di Bologna, ero il valletto del palco, sempre dietro le quinte. Diventare direttore sembrava il coronamento di quel percorso lavorativo, potevo finalmente comprendere a pieno le dinamiche complesse di quella macchina e gestirle. Non ho mai però contemplato la possibilità che fosse un impegno continuativo, avendo come principale occupazione la creazione di opere. Ad ogni modo, la possibilità preziosa che mi è stata offerta mi ha fatto capire quanto sia fondamentale che esistano festival forti nella volontà di esistere più che nella sicurezza economica. In occasione della pandemia molti di noi si sono trovati soli e chi ha resistito l’ha fatto perché riteneva necessario il proprio lavoro – penso a quanti artisti esistono senza avere un inquadramento economico o in un contesto fertile – e l’occasione di un festival poteva dare una opportunità. Un festival che vuole essere solido non può essere sostenuto solo da sponsor privati, e la pandemia ne è stata la prova. I privati, soprattutto in situazioni delicate come quelle trascorse, pensano alla propria sopravvivenza, sono le istituzioni che dovrebbero garantire la continuità di realtà culturali e della loro vocazione.

Cosimo Terlizzi, ritratto da Francesco Paolo Gassi, artista in residenza presso Lamia Santolina

Sei spesso impegnato nell’insegnamento e nell’incontro con giovani artisti che, attualmente, supporti anche attraverso il programma di residenza presso il tuo atelier. Cosa significa per te relazionarti con un/una esordiente?

CT – Significa dare un senso continuo al fare arte e alla propria esistenza. Abbiamo avuto la possibilità di costruire un Atelier, in piena campagna, una costruzione sostenibile, aperta alla ricerca artistica e alla cultura rurale. Ciò che per me è importante in questo periodo e mettere in relazione il mondo dell’arte con i lavori della terra e il rapporto con la dimensione selvatica. Penso che stiamo attraversando un periodo decisivo per la salvaguardia dell’ambiente. Penso che il luogo delle avanguardie possa essere anche il mondo rurale prima che questo sia fagocitato dall’industria agricola e turistica. Questo è il nostro obiettivo, portare qui in residenza artisti sensibili a questo rapporto.

Seconda Natura – 2021 opera di Cosimo Terlizzi fotografata da Francesco Paolo Gassi artista in residenza presso Lamia Santolina

La Puglia, regione in cui vivi da diversi anni, è caratterizzata da un vivace fermento e supporto, anche istituzionale, verso gli autori, le produzioni cinematografiche e la circuitazione delle opere. In questo scenario che tipo di contributo può dare The Next Generation Short Film Festival e quali possono essere le sfide per il futuro per questo giovane festival?

CT – Bisogna riflettere su questo successo culturale. Ci ha salvato e ora ci sta affossando, in un certo senso. Sta a noi sottrarci a uno sguardo superficiale e modaiolo della Puglia. Ovvero, stiamo notando quanto grazie anche a noi artisti e operatori culturali (di tutte le discipline possibili) la Puglia sia arrivata nel cuore di molti nel mondo. Cosa è arrivato al mondo? Una terra autentica, contadina, fatta di piccoli ma bellissimi centri storici. La cultura della pietra e della sopravvivenza. Ma l’estetica pugliese che si riconosce ora nei trulli, nelle orecchiette, cozze e mare, sta diventando tanto sterile quanto sempre più popolare. Si arriva a mettere in scena la pugliesità, le campagne diventano luogo della borghesia… e ci sta pure, solo che questa borghesia spesso vive le masserie come la messa in scena della masseria. Un teatro mediterraneo fatto di strumenti agricoli o casalinghi posti come decorazione. Ecco perché per me è importante che quei strumenti abbiano un senso nel loro utilizzo più che nel loro essere soltanto esposti su una parete. Penso sia importante che il cinema e le arti parlino un linguaggio trasversale e non assecondino una idea stereotipata del vivere.

Quest’anno The Next Generation Short Film Festival ha scelto come tema ‘Timeless’. Cosa ti aspetti per quest’edizione?

CT – Mi aspetto tante scintille, autori e autrici in erba che ci illuminano.


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